ABRUZZO DEL MIO CUORE

IMG_20181008_124232Delle recenti vacanze abruzzesi trascorse con mio marito Pas conservo bei ricordi, che rivivo attraverso le fotografie o i miei appunti.
Era da tempo che volevo ampliare la mia conoscenza della regione o ritornare a visitare posti già conosciuti.
Tutti i luoghi hanno contribuito a lasciarmi una traccia, che proverò a raccontare.

C’è ALBA FUCENS, che tra i monti della Marsica mi racconta, con le sue pietre, l’antico avamposto abruzzese di Roma.
Percorrendo il decumano, intuisco la pulsante vita che ha animato la colonia e il febbrile lavorio dei suoi artigiani; più in là, posso ammirare l’anfiteatro, veramente ben conservato.
Il sito nasconde ancora molte bellezze, celate da strati di terra e di tempo; ma l’Abruzzo è una regione povera, e i fondi per aprire un nuovo cantiere archeologico quindi latitano.

C’è L’AQUILA, città antica con il numero 99 nel destino, oltre alla sua caparbietà a ripartire dopo la distruzione del terremoto del 2009.
Un luogo dove tornare per ammirare le Basiliche di San Bernardino e Collemaggio, restituite alla collettività dopo eccellenti restauri.
Attraversare il centro storico suscita sentimenti contrastanti: provo dispiacere, impotenza ma anche speranza, quella che si legge negli occhi di chi è rimasto e a cui non posso prestare indifferenza.

C’è la magnificenza della catena appenninica: salendo a CAMPO IMPERATORE, si apre alla vista il vasto altopiano punteggiato da greggi di pecore e bianchi cani-pastore, cavalli e mucche, che abitano quelle alture con inconsapevole fortuna.
Il silenzio mi riempie la testa e il cuore.
Lo sguardo volge alla maestà del GRAN SASSO, con la corona rocciosa del Corno Grande a far da contrappunto alla dolcezza materna della MAIELLA, che da lontano svetta e da dove – dicono – nelle giornate terse si scorge il Mare Adriatico.

C’è ROCCA CALASCIO, il castello più alto d’Italia (1463 metri di altitudine).
Inerpicato su un crinale, e incastonato tra i Monti della Laga, offre una panoramica ad angolo giro: al tramonto, quando la luce è obliqua, le ombre si allungano e il cielo si incendia, il bianco delle sue pietre si tinge di rosa: un’atmosfera magica che riecheggia di storia antica e dove il respiro si allarga quanto quel cerchio di orizzonte.

C’è l’ABBAZIA DI SAN CLEMENTE nel comune di Castiglione a Casauria, l’antico borgo medievale che ha dato i natali ai miei antenati. L’Abbazia è uno dei monumenti più importanti del patrimonio artistico della regione, immerso nel silenzio dei giardini che la circondano e abitato da Clementina, una gattina nera e dolcissima con cui mi intrattengo, al fresco dell’ombra di un albero.
Più volte danneggiata nei secoli dai terremoti, venne sempre restaurata; dopodiché per molti anni fu abbandonata all’incuria, in un declino che avrebbe potuto esserle fatale.
L’ultimo restauro – posteriore al sisma dell’Aquila – nel quale l’edificio aveva riportato danni, ha permesso la riapertura del sito e dell’attiguo museo con accesso gratuito, che considero inaudito.
Il sito è infatti aperto al pubblico, ma non vi è nessuno che lo custodisca: far pagare un modesto biglietto d’ingresso potrebbe contribuire sicuramente a migliorarne la gestione.

Ci sono ancora moltissimi luoghi di cui dovrei scrivere, e non è certo possibile sintetizzarli in un post.

Ma una citazione a parte la vorrei dedicare al luogo che più mi ha emozionato: la RISERVA NATURALE DI PUNTA ADERCI, un appuntamento che non era più procrastinabile.
Si trova nel tratto meridionale della costa abruzzese, in prossimità del Molise, a chiudere quella che viene chiamata la ”Costa dei Trabocchi”, decantata anche da Gabriele D’Annunzio, e dove l’Adriatico rivela un’inaspettata bellezza di acque cristalline.

La Riserva non è posto per pigri: per raggiungerla è necessario percorrere a piedi, o al massimo in bicicletta, più di un chilometro di strada sterrata, dove non c’è l’ombra di un albero a far da riparo al sole estivo; non esistono stabilimenti balneari che possano affittare lettini e ombrelloni, ed è priva di punti di ristoro: insomma l’assenza di comfort scoraggia i “tipi da spiaggia”.

Arriviamo al promontorio, dal quale si domina la costa e dove riesco a individuare le sagome delle Isole Tremiti.
Proprio sotto all’affaccio, ecco il Trabocco di Punta Aderci, inutilizzato e pericolante, ma ancora in piedi.

Per raggiungere le spiagge dobbiamo discendere l’ultimo tratto di sentiero, che al ritorno sarà quindi una salita.
Nella prima spiaggia sostano la maggior parte dei turisti che, provati dalla camminata, si arrendono al richiamo di un bagno ristoratore.

Vogliamo spingerci ancora più in là, dove la presenza umana è rarefatta e potremo trascorrere la giornata in relativa solitudine.
Ci fermiamo nei pressi di una capanna di fortuna, composta da canne e sassi, costruita da qualche precedente e alacre avventore: ci regalerà un po’ di ombra per gli zainetti e le provviste o per quando il sole diventerà spietato.

I colori sono incredibili e la natura è una presenza forte e confortante.
Riesco ad individuare solo il rumore della risacca, in un ritmo che scandisce un tempo coniugato solo al presente: sento solo il qui e ora.
Incredibile.
Pervasa da una sensazione di pace, ritrovo in me lo spazio per far posto ai pensieri, ai sentimenti.
Nell’essenzialità del luogo mi smarrisco, consapevole che questa percezione non sarà durevole: non importa, perché ciò che sento è una totale armonia.
Mi sento libera e felice, di una felicità lieve ed effimera, quasi puerile, eppure intensa.

La giornata trascorre in un lampo, tra bagni di sole e di mare, lettura, riflessioni e appunti, tutto in un benessere avvolgente.

Si allungano le ombre e il calore si stempera con una brezza fresca.
Indugiamo ancora in questo paradiso, ma è tempo di andare.

Questa splendida, indimenticabile giornata così rara mi accompagnerà per molto tempo e farò tesoro di tutte le sensazioni che mi ha concesso.

Grazie Abruzzo: forte e gentile.
Grazie, Abruzzo del mio cuore.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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