IL DOLORE

dolore

La metropolitana aveva subito un piccolo guasto provocando ritardi e, a causa di questi, stavo attendendo più del dovuto il treno che mi avrebbe portato in centro.

Col passare dei minuti la banchina si assiepò di gente e quando finalmente il treno arrivò alla fermata, faticai a salire sul vagone.
Ebbi una fortuna sfacciata, perché quasi subito si liberò un posto, che naturalmente occupai.
Per ingannare il tempo presi in mano il mio smartphone, isolandomi da ciò che mi circondava.

Si liberò il posto alla mia sinistra, che venne occupato da una giovane donna, impegnata in una conversazione con una sua amica rimasta in piedi, ma non prestai attenzione ai loro discorsi:
figuriamoci, stavo guardando i gattini di Instagram!

Improvvisamente la ragazza seduta aumentò di un’ottava il tono di voce, e udii:

“Cosa guardi?”

ma presupposi che stesse parlando sempre con la sua amica.

Mi sbagliavo, perché la sentii rivolgersi in modo aggressivo a un uomo in piedi a poca distanza, e gli disse:

“Stai guardando le mie braccia?”

A quel punto fui catturata dalla situazione, ma riuscii a frenare l’istinto di guardare i due personaggi.
L’uomo rispose a bassa voce qualcosa che non udii, e lei, sempre più agitata e ostile, gli rispose:

“Si, è vero, io non sto bene, ma neanche tu stai bene.
Solo che io ne sono consapevole, mentre tu lo ignori.
Comunque guarda da un’altra parte, che è meglio!”

e accompagnò le sue parole con un gesto della mano, come a indicare una direzione lontana.

Ne colsi il movimento con la coda dell’occhio e dominai la mia curiosità non distogliendo lo sguardo dal display del cellulare, ma avrei voluto guardare quelle braccia per afferrare un suggerimento e comprendere il suo disagio, trovare una traccia di quell’inquietudine così incontenibile.

Però non riuscii a trattenere il pensiero che anche il dolore ha la sua arroganza.

Poi scesi dalla metropolitana e mi sentii triste.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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