UN PICCOLO ESPEDIENTE

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Prima delle vacanze estive mi era toccato andare presso l’ufficio anagrafe del comune di Milano per procurarmi un documento.
Preso il mio numero dal dispencer mi sedetti, aspettando pazientemente il mio turno che sembrava non dovesse arrivare mai.
Il numero progressivo che indicava la fila assegnatami non avanzava, nonostante il passare dei minuti.
Preciso che presso tutti gli uffici comunali – e non solo – è in vigore la regola delle corsie preferenziali, per cui le donne in stato di gravidanza o chi ha bambini al seguito hanno diritto di precedenza con una fila dedicata.
Trovo corretto dare priorità a costoro, ma quando l’attesa arrivò all’ora e mezza fui assalita dal sospetto che le pance fossero finte e i bimbi presi in prestito.
Se le statistiche demografiche italiane confermano una decrescita della popolazione, che è pericolosamente vicina allo zero, non riuscivo a spiegarmi la presenza di una flotta di donne gravide e un drappello di marmocchi (ad onor del vero non me lo spiego neppure adesso).

Quando i minuti si erano trasformati in un’ora passata, le persone – o meglio i cittadini, come gli impiegati comunali definiscono gli utenti – cominciarono a essere esasperati dalla lunga attesa.
Un signore, seduto un po’ distante e parecchio spazientito, si mise a gridare allo scandalo, dando così la stura a un brusio diffuso di lamenti: ognuno aveva la sua rimostranza.

Una signora anziana seduta accanto a me disse che aveva tentato di procurarsi ciò che le serviva tramite il sito del Comune di Milano, ma a causa di un malfunzionamento dello stesso, era stata costretta, suo malgrado, a venire di persona e perdere così tutta la mattinata, con suo grande disappunto.
Una tizia ossigenata e non più giovane, si avventurò in un discorso strampalato, ingiuriando indifferentemente politici corrotti e cittadini stranieri, in un concentrato di luoghi comuni e odio al limite della xenofobia.
Sosteneva che gli “itagliani” (sì, diceva proprio itagliani!) per tutelarsi ormai devono difendersi da soli.
Rivendicò con orgoglio la sua intenzione di procurarsi a breve uno spray urticante al peperoncino. Con il tono della voce sempre più stridulo dichiarò: “Gliela faccio vedere io a ‘sti qua: gli faccio passare la voglia, che non c’ho mica paura io!”.
La bionda mi guardava ammiccando e forse sperava di trovare in me una sponda.
Rimasi in silenzio, in un mutismo agitato, tanta era la voglia di dirle che no, non aveva ragione e non ero per nulla d’accordo con le baggianate che stava dicendo, ma ormai porto con orgoglio i capelli grigi e non sono più tanto incline al confronto con l’ottusità, quindi rimasi zitta.

Anche un signore piuttosto giovane, che stava seduto vicino, seguiva l’arringa della bionda con interesse e quando quest’ultima parlò dello spray al peperoncino, non riuscì a trattenersi, dicendole:
“Mia cara signora, bisogna fare attenzione: se ci si dovesse trovare nella situazione di usare quello spray si dovrebbe essere più che sicuri di centrare bene gli occhi dell’aggressore, perché nel caso si sbagliasse mira, non si farebbe altro che incattivirlo, peggiorando la situazione.
Oppure ci si potrebbe trovare sottovento – che non è che in quei momenti si sta a sottilizzare – e dopo aver azionato lo spray con poca destrezza, ci si ritrova ciechi di fronte al delinquente, offrendogli l’opportunità di completare la sua azione delittuosa con estrema facilità.”

La bionda non era convinta e continuò a inveire contro i “marocchini”.
Il tizio, con infinita pazienza – beato lui – continuò nel suo ragionamento.
“Signora, si fidi: sono un agente di polizia in borghese e parlo per esperienza diretta. Davanti ad un’aggressione non si è mai troppo lucidi e se non si è adeguatamente addestrati, si rischia di fare peggio. A mente fredda quello che potrebbe sembrarle possibile, nella realtà è più improbabile.
Quello che posso consigliarle, e consiglierei soprattutto alle donne, è di procurarsi un fischietto.”

Finalmente il poliziotto era riuscito a zittire la petulante ossigenata, che replicò con un’espressione stupita e delusa: “Un fischietto? Ah,ah! E che ci fai con un fischietto?”
“Vede signora, il fischietto è un modo semplice ma efficace per attirare immediatamente l’attenzione, con il vantaggio di mettere in una posizione sfavorevole il malintenzionato, che probabilmente si darebbe alla fuga.”

La platinata rimase in silenzio, mentre io rivolgendomi direttamente al poliziotto, dissi:
“Il suo è davvero un consiglio prezioso, a cui non avrei mai pensato. La ringrazio, perché se tutti possono ritrovarsi in situazioni di pericolo, per noi donne è sempre un po’ più complicato sentirsi sicure.
Seguirò di certo il suggerimento”.

Poi si parlò d’altro finché non venne il mio turno e mi congedai dalla compagnia.

Uscita dai locali del Comune cercai subito una cartoleria e mi procurai un fischietto, di quelli che usano gli arbitri.
Da allora è allocato nella mia borsetta e quando capita di sfiorarlo, quel contatto mi conforta: è diventato un feticcio apotropaico.

Dire che il fischietto è solo un piccolo espediente è un’ovvietà, ma sono convinta che siano sempre i dettagli a fare la differenza.

 

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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4 risposte a UN PICCOLO ESPEDIENTE

  1. galassi manuela ha detto:

    Cara Otto, vada per il fischietto, anche se nessuna fa più caso neppure ai suoni lancinanti degli allarmi di auto e appartamenti, ma collocato nella borsa proprio no! Perlomeno non certo nella mia di borsa. Già mi vedo davanti al malvivente a dirgli con voce di scusa: “aspetti…aspetti un attimo…ora lo trovo..giuro che deve esserci, è che in queste borse non si trova mai niente, che cavolo!… Mi tenga un attimo questo e quest’altro….non può farmi un po’ di luce col cellulare, abbia pazienza….”. Magari a questo punto se ne andrà scocciato.

    • ottobiscotto ha detto:

      Ahahahah! Sì Manuela è un’eventualità a cui ho pensato anche io. A tale proposito confesso che – in qualche occasione dove mi sentivo particolarmente insicura – ho camminato con il fischietto in mano. Sarà stata anche una sciocchezza, ma a me è servito.

  2. Domenico Chillemi ha detto:

    Certo che te ne succedono di tutti i colori Catia! Oltre che espediente questo fischietto secondo me è stato soprattutto un deterrente alle signore cacacazzo :-))) Quando ce vo ce vo! Anche la ricerca nella borsa descritta da Manuela ci ha il suo perché 🙂 Buonanotte un abbraccio Nico

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