Un sabato qualunque a Milano

cappella

E’ sabato pomeriggio, e Milano presenta un clima quasi estivo, perfetto per bighellonare tra le sue vie.

A noi rimasti in città ci viene offerto un cielo di un azzurro intenso e strade inondate di luce e di ombre nette, come solo la primavera può regalare a queste latitudini.

Con Pas, Pierpaolo e Simona (rispettivamente mio marito e una coppia di amici) ci accordiamo per pranzare presso Il Mercato del Suffragio.
Il posto è un vecchio mercato comunale, rimasto chiuso per molti anni e, grazie a un recupero intelligente, oggi ospita una quaterna di locali che offrono un servizio take-away e un discreto numero di tavoli per il consumo delle vivande in loco. C’è anche un piccolo dehor, gradito soprattutto ai fumatori irriducibili.
Insomma, un luogo perfetto per consumare un pasto veloce, una merenda o un semplice aperitivo; a me piace perché riesce a mettere d’accordo le esigenze di tutti ,vegani compresi.

Dopo cibo, vino e chiacchiere, ci mettiamo in moto, raggiungendo un negozio di oggettistica varia in Via San Michele del Carso – in zona Porta Vercellina – che Pas gradirebbe farmi conoscere. Esaurita la breve perlustrazione, mi ricordo che più avanti, sulla stessa via, esiste una cappella votiva un po’ insolita (al suo interno sono custodite delle ossa umane), e quindi decidiamo di farla visitare ai nostri amici, che ne ignoravano l’esistenza.

Giunti davanti alla “Cappellina dei Morti” leggiamo l’iscrizione presente sul frontone, che recita:
“Ciò che sarete voi, siamo noi adesso. Chi si scorda di noi, scorda se stesso”.
Un memento mori che, ahimè, in troppi si dimenticano: ma questa è un’altra storia.
Facciamo commenti e foto di rito, poi decidiamo di tornare all’auto facendo il giro dell’isolato, pensando a quale avrebbe potuto essere la tappa successiva.

Raggiungiamo così Piazza Aquileia, dove veniamo attirati da un portone spalancato, di solito sbarrato, che svela un giardinetto nel quale si erge una piccola chiesa, dedicata ai Santi Giovanni Battista e Carlo al Fopponino.
La costruzione è in semplici mattoni rossi, ma le decorazioni in arenaria che incorniciano il portale, ormai piuttosto corrotte dal tempo, tradiscono la sua vocazione barocca.
Entriamo nel giardino e veniamo avvicinati da una coppia di anziani munita di cartellino di riconoscimento e sorriso d’ordinanza.

Al momento immagino che siano i soliti personaggi in cerca di quattrini da destinare alle varie associazioni, enti benefici o simili.
Nulla di più sbagliato: i due fanno parte di un’associazione di volontari che si prefiggono di fare conoscere ai cittadini la storia e le bellezze del loro quartiere.
Non chiedono soldi, ma solo un po’ di attenzione.

La signora, con timidezza, ci chiede se abbiamo voglia di ascoltare alcuni cenni storici del sito, e ci invita ad attendere la fine della funzione in corso (un battesimo) ed entrare nella chiesa per una breve visita.

Naturalmente acconsentiamo, venendo a sapere che durante la dominazione spagnola il sito fu destinato a fossa comune (da qui il nome di Fopponino, cioè piccola fossa) per gli appestati delle due grandi epidemie che colpirono Milano tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del secolo successivo: la prima, detta Peste di San Carlo; la seconda, conosciuta come Peste del Manzoni, perché citata nei Promessi Sposi.
A quell’epoca il sito si trovava fuori le mura, e quindi adatto allo scopo.
In pratica era un grande cimitero e tale rimase fino alla fine del secolo XIX, quando venne definitivamente smantellato a seguito della costruzione dei cimiteri Monumentale e Musocco.
A ricordo di quell’antico sito sono rimaste la Chiesa e la vicina Cappellina dei Morti.
Veniamo a conoscenza di altre informazioni che non starò qui a raccontare, ma spero di aver stuzzicato la curiosità di coloro che avranno voglia di approfondire, anche solo per fare felici i volontari che animano questo sito con abnegazione ed entusiasmo.

Come molti sanno, ma altri ancora ignorano, Milano è una città segreta.

Nuovi quartieri verticali hanno trovato spazio in città e rivendicano una ulteriore identità urbana con sfacciata prosopopea; seppure alcuni di essi siano a mio parere decisamente apprezzabili, trovo più intrigante andare alla ricerca di luoghi poco conosciuti – anche da noi milanesi – spesso celati dietro portoni chiusi o addirittura ignorati.
Ancora meglio quando ci si inciampa per caso, come è successo sabato pomeriggio.

Imprescindibile è e sarà la curiosità, motore che mi stimola una energia cinetica irrefrenabile e spero mi accompagni ancora a lungo.

Quando sarò forse troppo stanca e anziana, potrò sempre allargare le fila dell’esercito di cittadini che si adoperano per Milano, come quelli incontrati al Fopponino.

Sta a vedere che, in un sabato pomeriggio qualunque, facendo la turista nella mia città, ho finalmente scoperto cosa farò da grande.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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