E’ SOLO UNA QUESTIONE DI STYLE?

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Sono abbonata al Corriere della Sera e ogni mattina è presente sulla porta di casa, pronto per essere letto durante la colazione; ormai è un’abitudine talmente piacevole da risultare irrinunciabile.
Il lato negativo è che questo abbonamento obbliga all’acquisto anche delle riviste edite con il quotidiano (mentre in edicola no), e non c’è niente da fare: o prendi tutto oppure niente.
Per quanto riguarda Sette e IoDonna non avrei nulla da obiettare perché, seppur infarciti di pubblicità, presentano articoli interessanti.
Altro discorso è Style, il rotocalco RCS indirizzato al lettore maschile.
Non saprei dire se gli uomini siano tutti così superficiali, ma il magazine è tanto patinato quanto inutile.
Indagando nel merito, ho avuto conforto nel riscontrare pareri simili ai miei, ma, come anzidetto, non è possibile rifiutarne l’acquisto.

Proprio questa settimana è arrivato sullo zerbino di casa Sette, fresco di restyling: nuovo direttore, nuova impaginazione, grafica accattivante e massima attenzione ai social. Direi bene.
Da qui si è generata una catena di pensieri che mi hanno portato a riflettere sul mio blog.

Quando decisi che avrei aperto OttobiscottoInLettere era il giugno 2013, che a pensarci oggi mi pare incredibile, non tanto per la cosa in sé, ma per la costanza che ho mantenuto, cosa sulla quale non avrei scommesso neppure io.
Invece ho accumulato post: a volte scritti discretamente, altri sono meno incisivi, ma un po’ sono orgogliosa.
Le due regole che mi diedi allora, e che valgono ancora oggi, sono:
in primis di scrivere di ciò che mi interessa – cercando di farlo al meglio delle mie possibilità – l’altra è di scrivere almeno un post al mese.
Direi che sono stata in grado di rispettarle entrambe.

Il software che pensai di utilizzare per crearlo è WordPress, un sistema che consente di utilizzare uno spazio gratuito sul web, fruibile da un potenziale vasto pubblico.
Il mio scopo è sempre stato quello di fermare su carta, o meglio su tastiera,
il mio sguardo sul mondo, per sviscerare argomenti dal mio punto di vista;
un luogo personale dove esprimere perplessità, sentimenti e riflessioni in totale libertà.
Poi se qualcuno si prende la briga di leggere ciò che ho scritto, non può che rallegrarmi, ma non è questa la molla che mi spinge a scrivere:
semplicemente mi piace farlo, se ne ho voglia e quando penso di avere qualcosa da dire.

In questi anni è capitato che qualcuno mi abbia suggerito di acquistare un dominio per un vero e proprio sito, e creare così un’area personalizzata e graficamente più accattivante.
Potrebbe essere un’idea valida, ma in tutta onestà non mi interessa granché: scrivere non è il mio mestiere e il mio blog è sufficiente a soddisfare quelle che sono le mie esigenze.
Il blog è il mio diario pubblico.
Il tentativo è quello di concentrarmi più sugli argomenti che sulle immagini o sull’uso di un tahoma o un times new roman.

Ovvio che per i magazine o i giornalisti on-line il discorso è diverso: l’aspetto grafico ha una notevole rilevanza.
Bene fanno gli editori a rinnovare le proprie riviste, che hanno il compito di aggiornarsi per stare al passo con la società e aiutare noi lettori ad una maggiore comprensione dei mutamenti del costume, della politica e del mondo in generale.
E però c’è un però.

Non ho potuto fare a meno di notare che, soprattutto nei blog, c’è molta superficialità e un allarmante appiattimento del linguaggio, con variazioni stilistiche discutibili o, peggio ancora, con errori grammaticali grossolani (per non parlare del congiuntivo, ma su questo dovrei scrivere un altro post).
Mi pare sia in auge un registro di scrittura apparentemente vivace e ammiccante, ma molto poco personale.
Spesso un articolo non ha un codice riconoscibile, mentre al contrario dovrebbe sempre presentare la cifra stilistica dell’autore.
Leggo spesso articoli infarciti di lessico gergale, rimandi sottintesi e quasi incomprensibili, dove è davvero difficile distinguere chi abbia scritto cosa.
Il tutto confezionato in spazi graficamente ineccepibili, con link, belle foto e quant’altro.

Forse che stia diventando una vecchia brontolona, anche un po’ tonta, che non riesce a penetrare le incomprensibili parole dei blogger più giovani e moderni?

Mi sbaglierò, ma sono convinta che quando ci siano di mezzo le parole
la sostanza valga di più dell’apparenza.
Style docet.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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