NON VADO SEMPRE DI CORSA

correreMarzo volge al termine in coincidenza con l’arrivo della primavera, che porta con sé quella voglia di stare all’aria aperta per godere del tepore delle temperature e delle giornate più lunghe.

Essendo una runner, di solito accolgo questa stagione con gioia, perché durante l’inverno mi dura più fatica applicarmi a questo sport:
uscire di casa e correre per un’ora a basse temperature – spesso al buio e con intemperie che spaziano dalla nebbia, alla neve o al ghiaccio – non sono condizioni che definirei essere propriamente una gioia, ma è risaputo che lo stoicismo dei corridori è assimilabile al masochismo…

Vista da uno sguardo esterno, capisco che la reiterazione di quel gesto atletico possa sembrare un’ottusità, ma il runner procede con ostinazione nello sfiancarsi senza curarsi del giudizio dei profani, che faticano a comprendere come un individuo possa procurarsi tanta sofferenza volontaria esercitando tale attività.

Ad essere sincera credo che il runner si senta una specie di super-eroe e che il suo super-potere sia quello di reggere l’acido lattico, la schiena dolorante, le vesciche, gli arrossamenti epidermici e amenità varie.
Io non tanto: diciamo che il mio è un micro-potere, ma vabbè.

Esiste tutta una retorica della corsa, che rimarca l’epica del sudore,
della sopportazione al dolore, del procedere un passo dopo l’altro per il raggiungimento del traguardo di una gara, alla felicità che si prova a migliorare una prestazione.
Tutto vero, ma a mio parere sono discorsi così autoreferenziali che dovrebbero essere arginati ai soli praticanti, che agli altri procurano solo una noia mortale (quindi sto annoiando anch’io: molto bene).

Lo dico a chiare lettere:
la faccenda che dopo una corsa ci si senta bene perché aumentano le endorfine è una mezza verità; o meglio è sicuramente vero (pare sia scientificamente provato), ma lo è un po’ meno per me, che faccio sempre fatica e tante volte mi chiedo perché continui sottopormi a tutto ciò.

Da qualche mese però sono ferma a causa di una fascite che tormenta i miei piedi a fasi alterne e che ancora non sono riuscita a debellare definitivamente.
Questo disturbo è piuttosto doloroso e per la guarigione sono contemplate delle terapie fisiche e il riposo, cose che mi hanno costretto ad una battuta d’arresto.

La situazione, coincidendo con l’inverno, non ha alimentato alcun senso di colpa, che al contrario provo sempre se salto per pigrizia una sessione;
ma con il sopraggiungere della bella stagione comincio a fremere e ho una gran voglia di ricominciare (a farmi del male).
Dovrò rinunciare anche alla staffetta della Milano Marathon del prossimo 2 aprile, ed è un vero dispiacere non poter partecipare.

Allora non mi resta che prenotare un altro ciclo di onde d’urto che, nonostante siano davvero dolorose, sono l’unica soluzione efficace a questa patologia.
E chissà che entro la fine del mese prossimo non possa rimettere ai piedi le mie scarpette e tornare a correre sulla mia adorata Martesana senza per questo sentirmi Wonder Woman.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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