DJ FABO

fabioFabio è un amante della vita, quella vera.
Ha fatto mille mestieri: dall’assicuratore al geometra, ma presto si dedica alla musica, che è la sua vera passione.
E’ felice quando può suonare per il divertimento degli altri e diventa così DJ Fabo, un professionista molto ricercato.

La musica lo porta ad incontrare molte persone e a viaggiare alla ricerca di nuovi orizzonti.
Trova anche l’amore di Valeria, una ragazza speciale.

La vita di Fabio è come una biglia d’acciaio che rimbalza da un lato all’altro di un flipper.
Din… Din… Din-din-din-din… Ta-ta-ta-ta … Ta-ta-ta… Ft Ft… Ft-ft-ft-ft…
Il gioco sta andando benissimo, accumula punti, in un fantasmagorico sfavillio di luci colorate e suoni elettronici.

Fino a quella maledetta sera del 13 giugno 2014.
Al rientro da una serata di lavoro si verifica un incidente stradale violentissimo: Fabio viene sbalzato fuori dall’abitacolo dell’automobile.
Si salva, ma riporta lesioni permanenti pesantissime: cieco e tetraplegico.

Tilt.

La vita subisce una battuta d’arresto, ma Fabio sente di poter ancora sperare in un recupero.
Tenta numerose strade atte allo scopo: riabilitazione, cure sperimentali, farmaci all’avanguardia.
Nulla da fare: quelle luci non ne vogliono sapere di riaccendersi; quella sfera grigia rimane statica e il gioco è sempre sospeso.

La speranza di un possibile recupero – anche solo parziale – svanisce.
Inizia così un percorso senza prospettive.
L’unica certezza è quella di essere bloccato a letto “immerso in una notte senza fine”, come spesso dice.

Intraprende una battaglia per poter concludere la sua esistenza, ma in Italia – uno Stato laico – gli è negata questa opzione.
Fabio viene affiancato nel suo percorso di richiesta di eutanasia dall’Associazione Luca Coscioni, l’organizzazione che ha presentato una legge per il testamento biologico e che giace inascoltata in Parlamento da oltre due anni.

Perché, diciamola tutta: l’eutanasia è una decisione personale davvero molto difficile.
Nessuno può arrogarsi il diritto di mantenere in vita un individuo contro la sua volontà, men che meno uno Stato che si definisca laico e democratico.
Questa scelta – ribadisco – individuale, non può essere opposta a una teoria religiosa, che è e rimane un percorso rispettabile, ma personale e strettamente privato.

Mi chiedo cosa succederebbe se uno Stato imponesse la soppressione di una persona che vive in condizione vegetativa.
Non sarebbe egualmente inaccettabile?
E perché, dunque, può essere tollerato il suo contrario?

Se la memoria non mi inganna, ricordo che a catechismo si insegna che un certo Signore con la barba ha regalato all’Uomo il libero arbitrio.
Lasciamo quindi libertà di decisione all’individuo che, nel caso, ne risponderà in proprio.

A nulla vale l’appello di Fabio al Presidente Mattarella per sollecitare la definizione della legge sull’eutanasia, perché anche se il Capo dello Stato agisse in tal senso con solerzia, Fabio non ha più tempo, non può più aspettare.
Continuare a esistere gli è insopportabile, perché quella vita così com’è non è più vita e, di certo, non è quella che vuole.

Non gli rimane che espatriare in Svizzera, ed essere ricoverato presso una clinica specializzata nel suicidio assistito.
Può così recedere da quella non-vita e farlo con la dignità che ritiene di meritare.

Oggi Fabio ha scelto di morire.

Si può condividere la sua scelta o essere contrari, ma la sua decisione merita il rispetto di tutti.

Il flipper spegne tutte le sue luci, ed è GAME-OVER.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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