SELFIE – Le cose cambiano

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Ammetto di subire la fascinazione delle trasmissioni trash – anche oltre quanto sarebbe lecito, ma questa è un’altra storia – con tanto di interazioni con il popolo di twitter, cosa che mi distrae e diverte.

A tale proposito ieri sera Canale5 ha messo in onda la prima puntata di “Selfie – Le cose cambiano”, la nuova trasmissione che dovrebbe rilanciare Simona Ventura, neo approdata nella scuderia Mediaset.

L’intenzione è di capire di cosa si tratti, ed è presto detto:
tramite un video-selfie inviato alla redazione, delle persone comuni chiedono un aiuto; le questioni vengono sottoposte al vaglio dei “mentori” (sono dei “vip”, diciamo così) che, in base al loro insindacabile giudizio, potranno accettare o meno le richieste inoltrate.
Se nessun mentore accetterà la richiesta, la stessa verrà respinta, ma se al contrario venisse accolta, il mentore farà da “padrino” alla causa.

Nonostante ancora non si capisca dove la trasmissione voglia andare a parare,
ne continuo la visione, aspettando di capirne di più.

Dopo il lancio dei primi video-selfie, che trattano di cose piuttosto banali, vengo catturata dalla storia di una ventenne.
La trama viene ordita con la solita dinamica dei peggiori programmi della tivù del dolore, nel quale il soggetto è di solito alle prese con una situazione disperata.
Già sento odore di bruciato, ma vado avanti, ormai troppo incuriosita dalla richiesta che verrà inoltrata e non ancora palesata e, ancora di più, dalla soluzione che la redazione escogiterà per risolvere il problema.

La ragazza vive a casa dei genitori ed è già madre di un bambino duenne.
Si alza tutte le mattine alle cinque per recarsi al lavoro presso una ditta di pulizie.
Alle otto ha già finito il turno del mattino e, se riesce a tornare in tempo, porta suo figlio all’asilo, altrimenti lo accompagna sua madre.
Il suo compagno – padre del bambino – lavora lontano e, di conseguenza, si incontrano saltuariamente.
I soldi che racimolano con i loro impieghi non gli permette di trovare quell’autonomia che tanto desiderano per affrontare un’esistenza meno precaria.

Con il volto devastato dallo scoramento, la ragazza racconta che per la sua giovane età si sta sacrificando molto e desidera una vita diversa.

La narrazione rimarca la faticosa esistenza della ragazza, insistendo con inquadrature puntate su quegli occhi tristi e già così rassegnati.
Si indugia ancora nella storia, con particolari trascurabili ma che ribadiscono a piè spinto l’insoddisfazione della ventenne.

Quindi si arriva – finalmente – al dunque:
la ragazza dice che a seguito della gravidanza, il suo corpo ha subito una pesante trasformazione per la quale prova una profonda vergogna.
Vorrebbe risolvere definitivamente questo problema e chiede alla trasmissione se possano loro provvedere alla spesa per un intervento di mastoplastica additiva e rimodellamento del seno.
La richiesta viene accolta da una mentore e vengono messe in onda le conseguenti scene della visita medica e dell’intervento.
In studio interviene la ragazza, per mostrare al pubblico il suo sorriso più raggiante e il nuovo décolleté, che una generosa scollatura fatica a contenere.

Resto basita.
Inorridisco davanti al video, perché non riesco a capacitarmi.
Pensavo che il disagio provato dalla ragazza fosse scaturito dalla precaria situazione familiare, dalla professione insoddisfacente e poco remunerata e, non da ultima, dalla lontananza forzata del suo compagno.

O forse l’ho immaginata io questa visione, anche se tutto lo suggeriva.
Mi aspettavo che la richiesta fosse mirata ad un riscatto personale,
alla possibilità di accedere a un contributo economico finalizzato a una specializzazione professionale più qualificata, o magari per ottenere una casa con affitto calmierato e poter finalmente ricongiungere la sua famiglia, cominciando così una nuova vita.
Piccoli passi per una grande rivoluzione.

Invece tutta la sofferenza che questa ragazza pativa era derivante dalle sue tette flosce: un’incoscienza devastante.

Se fossi stata io la mentore di questa ragazza le avrei negato con ferma convinzione il contributo richiesto: il mio ruolo mi avrebbe imposto di insegnarle che l’intervento da fare non era al seno, ma alla sua vita.

Avrei cercato di farle prendere coscienza della necessità di un’emancipazione personale che andava ben al di là di un’operazione estetica, spiegandole che una maggiore qualità della vita le avrebbe portato più serenità.
Le avrei suggerito di puntare più in alto delle sue tette, così da poterselo persino pagare da sola il suo intervento.

Al contrario, la sua mentore (ebbene sì, era pure donna!) stava al centro dello studio, tronfia di soddisfazione per la magnanimità dimostrata e chissà, persino ignorante del danno perpetrato.
Stava sotto i riflettori accanto alla ragazza che, piena di gratitudine e inconsapevolezza, veniva privata dell’unico aiuto che veramente le sarebbe stato utile, immolato a favore di un auditel che spero non sia arrivato e non arrivi mai.

A questo punto mi permetto di suggerire agli autori della Tivù un maggior impegno alla scrittura (vabbè che non parliamo di servizio pubblico, però…), perché anche i programmi di evasione non siano così diseducativi.

Non sono certo Aldo Grasso e forse non ho gli strumenti per una corretta critica televisiva, ma sono una spettatrice e come tale merito rispetto, lo stesso che avrebbe dovuto ricevere la ragazza in questione, che al contrario è stata usata peggio di una figurante di un film di serie B e, quasi certamente, non ne è neppure consapevole.

Alla ragazza hanno sollevato le tette, a me invece sono cascate le braccia,
e a quel punto ho cambiato canale.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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Una risposta a SELFIE – Le cose cambiano

  1. galassi manuela ha detto:

    cara Ottobiscotto, mi vien da pensare che la ragazza abbia ritenuto di puntare sulle sue tette nuove per ottenere un lavoro più remunerativo e, magari, anche un fidanzato meno sfigato….ma io sono una vecchia maligna. ritengo,più semplicemente ,che una televisione di basso profilo, che fa trasmissioni di basso profilo, attiri gente di basso profilo.

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