UNDICI DONNE E OTTO BAMBINI

barricateUndici donne e otto bambini.

Undici donne e otto bambini, che chiedevano un riparo temporaneo.
Gli abitanti di Goro e Gorino,
appena venuti a conoscenza della notizia di quella esigenza,
hanno eretto barricate, rifiutandone il ricovero prima ancora di incontrarli.

Non li hanno voluti nemmeno incrociare quegli occhi;
se lo avessero fatto avrebbero dovuto abbassare lo sguardo, perché constatandone l’innocuità, avrebbero potuto vergognasi della propria disumanità.
O forse non si sarebbero neppure turbati, chissà.

Undici donne e otto bambini,
che per gli abitanti di questi paesi sarebbero stati un problema, perché
recepiti come un’invasione arbitraria della loro comunità,
un pericoloso precedente di un’accoglienza più ampia: Dio non voglia!
Eppure nel delta del Po non è infrequente il verificarsi di alluvioni disastrose, che hanno costretto la popolazione allo sfollamento verso altri territori.
Che sia passato troppo tempo dal 1958 per ricordare ai Goranti che cosa sia la solidarietà?

Undici donne e otto bambini che, solo con l’ipotesi della loro presenza,
hanno fatto insorgere l’oscenità di tanta crudele avversione.

Undici donne e otto bambini, rifiutati perché “colpevoli” di essere nati – loro malgrado – in luoghi tormentati da conflitti, avere la pelle più scura, parlare un altro idioma o pregare un altro Dio.

Undici donne e otto bambini non sono numeri astratti, ma persone.
Gente permeata da una disperazione che non si augurerebbe a nessuno.
Vorrei dire agli abitanti di Goro e Gorino che,
ricusando con tanto disprezzo quella gente, hanno compiuto un gesto ignobile.

Sono convinta che sia necessario sforzarsi, tutti quanti, per fare in modo che quella stessa disperazione possa trasformarsi in speranza.

Undici donne e otto bambini  ci implorano silenziosamente di restare umani.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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