ORLANDO

 

Orlando

Tante parole sono state dette e scritte sulla strage di Orlando e forse quelle che sto scrivendo non apporteranno un ulteriore contributo, ma mi piacerebbe condividere alcune riflessioni.

Il motivo che mi spinge a farlo è che la faccenda, dopo appena un giorno, è già stata derubricata come marginale.
La più grande strage americana perpetrata da un individuo è ritenuta secondaria.

Cinquanta persone trucidate sono già scivolate nel taglio basso delle pagine dei quotidiani che, al contrario, mettono in evidenza la vittoria dell’Italia sul Belgio nella partita di esordio degli Azzurri agli Europei 2016.

Quello stesso torneo che non ha trovato un momento per ricordarle quelle vittime, un minuto per celebrarne in silenzio la memoria.
Vorrei ricordare che la nazione ospitante il campionato è la Francia, un paese che è stato colpito duramente da una strage simile solo una manciata di mesi fa.
Chissà, forse i cugini d’oltralpe sono un po’ distratti, o forse solo troppo concentrati a sedare le risse degli hooligans.

Come noto, la carneficina si è svolta in un rinomato locale gay di Orlando:
un uomo fuori di testa ha imbracciato un M10 erigendosi a giudice supremo, provocando la morte di decine di persone perché ritenute “diverse”,
dei pervertiti non degni di vita.

Esclusa la matrice terroristica, è rimasta in piedi quella omofobica.

Quindi i morti erano gay, e come tali non interessano.
Quei macabri resti sono “cosa loro”.
Immagino che se tale massacro avesse avuto una matrice terroristica (meglio ancora se islamica) se ne parlerebbe per settimane.

Invece si può andare oltre, provando quasi sollievo per non dover dimostrare
un vero cordoglio.
Molto rumore, se non per nulla, certamente per poco.

Gli omosessuali hanno spesso l’abitudine di starsene tra di loro,
prediligendo ambienti gay-friendly.
Ricordo di averne chiesto il motivo ad un caro amico,
che mi rispose con poche e semplici parole, dicendomi :
“Noi gay preferiamo stare per conto nostro perché così non dobbiamo continuamente giustificarci per ciò che siamo”.

Il ragionamento non fa una grinza, ma a me fa pensare alle riserve indiane, dove i pellerossa stanno rinchiusi senza dare troppo fastidio,
lontani dagli sguardi dei soliti benpensanti.

Se aspiriamo a vivere un mondo più giusto, credo sia necessario oltrepassare il limite che impone una certa mentalità, a volte dettata dal perbenismo,
molto più spesso fomentata dalla paura e dall’ignoranza.

E’ necessario fare un passo avanti e guardare negli occhi queste persone: individui con sentimenti, ambizioni, difetti e piccinerie.
Niente di più e niente di meno.
Qualcuno potrebbe persino meravigliarsi di chi gli sta di fronte, a dispetto dei propri pregiudizi.

Allora piangiamoli i ragazzi di Orlando.
Commuoviamoci per le loro vite spezzate, ribellandoci a coloro che li hanno declassati a morti minori.
Se non lo faremo, li avremo condannati a morte un’altra volta.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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