FESTA DELLA MAMMA

 

festa mamma

E’ da poco trascorsa la Festa della Mamma e quest’anno, chissà perché,
ho avuto la consapevolezza che è una ricorrenza che non mi apparterrà mai.

Non sono madre e non succederà in futuro: è una certezza.
Non che me ne faccia un cruccio e la mia vita mi piace così com’è.
Sarà che non ho mai avuto uno spiccato senso materno,
ma non mi sono mai sentita una donna a metà per il fatto di non aver generato.
Non ho mai avuto l’ostinazione di voler procreare a ogni costo:
semplicemente è andata così.

Nel giorno di questa ricorrenza ho riscontrato sui social quanto le mamme siano buone, belle e amorevoli, ricambiate da figli devoti, teneri e affettuosi.
Un mondo da fiaba.

Perplessa da tanta enfasi – per i miei gusti esageratamente melensa –
ho cominciato a rimuginare.
Tra i tanti pensieri, uno si è rivolto a quanto accaduto alla piccola
Fortuna Loffredo – detta Chicca –
la seienne lasciata cadere dal terrazzo dal suo stupratore, un vicino di casa.
Il mostro non ha potuto sopportare la ribellione della bimba di fronte alla violenza, e non ha resistito all’impulso di ucciderla,
o forse lei si era opposta minacciando di denunciarlo, chissà.
L’orco l’ha gettata nel vuoto, ma Chicca non sapeva volare.

I magistrati inquirenti scoprono che potrebbe esserci un connessione tra la morte di Chicca e il tragico incidente occorso al figlio della compagna del presunto assassino.
Anche il bimbo perisce in modo sorprendentemente simile a quello di Chicca,
per il quale è indagata per omicidio la madre del piccolo.
Due eventi tragici dalle molte similitudini, consumati all’ombra di un condominio di edilizia popolare a Caivano.
Due bambini morti a distanza di un anno uno dall’altro.
Il nome del bimbo era Antonio Giglio.

Un nome e un cognome – Fortuna e Giglio – di buon auspicio:
nel primo caso suggerisce la buona stella,
nel secondo è il simbolo della purezza.
Invece il loro breve destino è stato davvero beffardo.

Sotto il tetto di quel palazzo si consumano violenze quotidiane sottaciute da tutti.
Molti sanno, ma nessuno parla.
Un mutismo ottuso, e colpevole.
Un silenzio squarciato dal grido di due bimbi lasciati cadere nel vuoto.
Un vuoto così vacuo e disperato che riempie di rassegnazione la vita di questi bambini.
Loro conoscono ciò che accade tra quelle mura:
chi viene abusato tace tanto quanto chi non lo è ancora stato, ma sa.

Quella violenza non sono in grado di riconoscerla come tale:
non gli è stato insegnato.
Cresciuti nella cultura dell’omertà, non denunciano:
non sono dei piccoli infami.
Gli adulti che li raccomandano di non aprire bocca – se non per dire che nulla sanno – sono la loro stessa carne.
Sono le donne di casa.
Sono le madri, le nonne o le zie.
Persone che dovrebbero proteggere e amare quest’infanzia,
ribellandosi a tale infamia.
Donne che dovrebbero smascherare gli stupratori,
ma spesso quegli orchi sono mariti, compagni, parenti stretti o vicini di casa,
e dinnanzi agli stupri chiudono gli occhi.
A volte succede che aprano la bocca solo per dire ai figli che ciò che stanno subendo prima o poi passerà, come se fosse un raffreddore.
Non trovano il coraggio di ammettere ciò che fingono di ignorare
perché troppo orribile da accettare,
rendendosi complici della distruzione psicologica di quegli innocenti,
che quasi certamente saranno adulti guasti al pari degli stessi che li hanno abusati.

Mi chiedo come sia possibile che una madre possa permettere un simile destino ai propri figli.
E non bisogna cadere nella tentazione di relegare queste situazioni agli ambienti più miserabili:
come ci insegna la sociologia, simili misfatti sono drammaticamente trasversali e diffusi più di quanto si possa immaginare.
La violenza non ha censo.

Quella di Caivano non è ovviamente la regola, ma è uno spunto paradossale per demistificare l’ipocrisia con la quale ci raccontiamo la famiglia.
Le mamme non sono esseri perfetti in quanto tali, come non lo sono né i padri né i figli.

Esistono degli stereotipi nei quali siamo indotti a credere, in cui proiettiamo i nostri desideri, ma che non rispecchiano la realtà:
la famiglia del Mulino Bianco non esiste al di fuori dello schermo televisivo, almeno io non ne conosco.
Tutte le famiglie attraversano controversie e momenti difficili, come è logico pensare.
Perché negarlo?

La famiglia non la si sceglie:
ci tocca quella che ha deciso la sorte ed è per sempre, perché comunque vadano le cose, è da lì che si è partiti.
Al suo interno può esistere l’amore, come anche il suo contrario:
non è un eden per definizione.

Qualche decennio fa Claudio Villa cantava la canzone
“Son tutte belle le mamme del mondo”.
A giudicare dalle racchie che circolano, non sarei così sicura.

Per quanto mi riguarda,
mi accontento di essere la mamma di un adorabile figlio peloso.

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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Una risposta a FESTA DELLA MAMMA

  1. galassi manuela ha detto:

    le mamme sono ,prima di tutto, donne, quindi esseri umani e di conseguenza imperfette. Molte, poi, non sono neppure belle , dolci o simpatiche. Osservandole, spesso mi sono chiesta cosa abbia spinto alcune di loro a procreare, visto che , palesemente, non avevano molta voglia di occuparsi della loro prole. Tuttavia, sono ancora convinta che, la maggioranza, faccia,in buona fede, del proprio meglio per crescere questi figli che, sovente, neppure loro, sono bravi, dolci e simpatici. _E così ci perdono il sonno, per anni, o ,forse, per tutta una vita, per queste benedette creature che la testa a posto proprio non la vogliono mettere. Perchè, fuor di retorica, mamme lo si è per tutta sempre. Tutto si concludere, prima o poi, da tutto ci si può separare, tranne che dal pensiero per i propri figli. E quando sono adulti, quando sembrano aver trovato la loro strada e si sono anche ,un pochino, dimenticati di te (come è nell’ordine naturale delle cose), ecco che a loro volta procreano e la mamma -nonna, che nel frattempo era riuscita a ricreare i propri spazi, torna alla ribalta per occuparsi di nuovo di pappe e pannolini, giardinetti e compiti di scuola, malanni e pasti a tutte le ore. Allora addio alla palestra , alle passeggiate con le amiche, alle gite col coniuge. Molte protestano, poche si negano, perchè quel dannato spiritello, che ha nome senso di colpa e che compare immediatamente dopo il parto, anche lui, è per sempre.

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