CIAO DUCA

 

Bowie

David Bowie è morto.
Questa mattina andavo un po’ di fretta e non avevo ancora dato un’occhiata ai social, quando mi ha raggiunto la notizia tramite un post su facebook di un amico che conosce la mia passione per il cantante.
Pensando a una delle solite bufale che circolano in rete, sono andata a controllare la notizia, che purtroppo si è rivelata veritiera.

Brividi e angoscia – forse un po’ insensata – ma tangibile e surreale.

Non ero a conoscenza della sua malattia, e avevo accolto come una buona notizia per il 2016 la pubblicazione del suo nuovo lavoro BlackStar, uscito l’8 gennaio, data del suo sessantanovesimo compleanno.

Come un fulmine a ciel sereno la sua scomparsa mi ha così colpito da creare un corto circuito nella memoria, riportandomi alla copertina del suo disco Alladin Sane.
Lui, meraviglioso, a torso nudo e occhi chiusi, con il volto truccato da una folgore, quella stessa che ha squarciato la mia adolescenza, influenzando i miei gusti musicali per sempre.

Ricordo che per una festa di Carnevale di molti anni fa cercai di imitarla sul mio viso, facendomi sentire speciale.

Indimenticabile anche l’ormai lontano 27 maggio 1983, quando andai con un gruppo di amici a Frejus per vedere il suo concerto, di cui ancora custodisco il biglietto come una reliquia.

Ho consumato il nastro del disco Stage a furia di ascoltarlo ininterrottamente per molto tempo, quando la musica non era ancora diventata un prodotto commerciale, ma era un puro atto artistico.

Ho ancora il ricordo dei suoi long-playing sul piatto che girava, mentre la puntina gracchiava un po’ e quel suono sporco mi sembrava il più bello possibile.

Sono sempre stata affascinata dalla personalità eclettica di David, che ha continuato a cercare nuovi linguaggi, fino all’ultimo disco-testamento.

Insomma, in un attimo mi sono ritrovata a ripercorrere la carriera incredibile di questo artista sempre diverso eppure fedele a se stesso.

Un trasformista – meritandosi l’appellativo di Zelig della Musica – che ha caratterizzato con innata eleganza mezzo secolo, cavalcando i decenni e spesso anticipandone le tendenze.

Verso la fine degli anni Sessanta, agli albori della carriera, David incontra Lindsay Kemp che gli insegnerà il teatro, consentendogli di accedere ad un mondo che ben saprà sfruttare nelle sue celebri personificazioni successive e nella sua carriera di attore.

Nella decade successiva concepisce Ziggy Stardust, inventandosi il glam-rock e personificando il paradigma dell’ambiguità sessuale quando ancora non era una moda.
Si trasferisce poi negli States, dove frequenta la Factory di Warhol e gli artisti che gravitavano in quell’ambiente, lasciandosi andare a più di un eccesso.

Alla fine del decennio si sposta a Berlino, cominciando a collaborare con Brian Eno.
Si libera dalle dipendenze, risorgendo in un nuovo e magnifico volto: White Duke.
Sforna altri dischi, tra cui Heroes  – forse il suo più incisivo – influenzando l’embrione della musica new-wave che imperverserà negli anni a venire e per tutti gli anni Ottanta.

Ma non si ferma qui, perché cambia ancora e, con Let’s Dance,  raggiungerà il più grande successo commerciale della sua carriera, mutando la sua musica in una dance molto raffinata, che lascerà anche stavolta il segno.
Partecipa anche come attore a molti film, alcuni di largo successo.

Infine gli anni recenti, più pacati, ma comunque ancora sperimentali: forte di una solida carriera, si concede la libertà di esplorare percorsi alternativi lontani dai grandi successi planetari, ma gratificanti per la sua ricerca artistica.

David Bowie è morto, e non ci posso ancora credere.

E’ una di quelle cose che fatalmente succede, eppure è difficile da accettare.
Un uomo intelligente, in grado di fare della sua vita un’iperbole artistica, che solo i grandi riescono a percorrere.

La sua musica poteva non piacere, ma David è stato e sarà indiscutibilmente un’icona: ha attraversato cinquant’anni di storia – e quindi anche tutta la mia vita – sempre con un vero valore aggiunto.

Perché se un cantante può raggiungere il successo con un colpo di fortuna, solo un vero artista è in grado di conservarlo con il talento.
Oggi il mondo ha perso David, ma Lui continuerà a suggerirmi che si può essere eroi, anche solo per un giorno.

Ciao Duca, mi mancherai.

 

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Informazioni su ottobiscotto

Nasco a Milano, città in cui vivo. Ho la presunzione di essere simpatica, lasciandomi anche la libertà di non esserlo. Quando ho qualcosa da dire la scrivo, ma non sempre. Mi piace fotografare la vita con le immagini e con le parole.
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Una risposta a CIAO DUCA

  1. nicochillemi ha detto:

    Bel post Catia, gli rendi decisamente giustizia. Io ho scoperto Bowie molto tardi, avevo 28 anni. Fu una mia collega compagna e amica che lo amava e che mi registrò la prima cassetta, contenente fra le altre anche Yassassin, che mi piacque moltissimo. L’ascolto si rivelò parecchio migliore di quello che mi aspettavo! Un abbraccio

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